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Città norvegesi che consiglio di visitare: la mia rotta tra fiordi, oceano e luce del Nord

Sei città norvegesi (più una "non-città") che secondo me vale davvero la pena infilare in un itinerario, da Oslo alle Svalbard. La mia rotta tra fiordi e luce del Nord.

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Della Norvegia di solito si parla per i fiordi, le aurore, i paesaggi che fanno venire voglia di mollare tutto. Giustissimo. Ma c’è una cosa che mi piace ricordare a chi mi chiede consigli: le città norvegesi sono parte del viaggio, non un riempitivo tra una tappa naturalistica e l’altra.

Sono porti dove si fermavano i mercanti anseatici, alcune sono rimaste città silenziose che si svegliano d’estate a mezzanotte, altre sono poco più che villaggi di pescatori , altre ancora città vivaci e dinamiche. Le accomuna la luce del Nord, capace di dare un magico valore ad ogni angolo di questi paesaggi.

Ho scelto sei città che, secondo me, vale davvero la pena visitare in un ipotetico itinerario norvegese di almeno 3 settimane. Più una “non-città” alla fine, di cui parliamo a parte perché è un capitolo tutto suo. Le ho messe in ordine da sud a nord, perché questa è la rotta naturale per chi sale lungo il paese, magari in estate, seguendo i cambiamenti della luce mano a mano che si sale sempre più su.

Oslo: la capitale che non vuole sembrare una capitale

Forse Oslo non è la prima città che viene in mente quando si pensa alla Norvegia. Magari perchè non ha la grandeur scenografica di altre capitali europee. Invece io la trovo bellissima: dinamica, vivace, con quartieri nuovi che si svelano là, dove un tempo, vi erano dei poli industriali, ora totalmente riqualificati. Ha un fiordo che le entra in casa, e dove i cittadini amano tuffarsi per un bagno rigenerante sia in estate che in inverno, magari dopo una sauna. Ha musei che ti tengono inchiodata per ore e ore, in primis il famosissimo e immancabile Museo Munch, ma non sono da meno neanche il Nasjonalmuseet inaugurato nel 2022 e il museo d’arte moderna Astrup Fearnley che merita una visita anche solo per osservare la splendida struttura ideata da Renzo Piano.
Il mio quartiere preferito – Aker Brygge – perfetto per aperitivi e cene, posizionato proprio alla fine dell’Oslofjord, alle dieci di sera d’estate è ancora pieno di gente che mangia gamberetti seduta sul molo con una luce da pieno pomeriggio.

Passeggiare lungo il fiume della città Akerselva è una delle mie attività preferite, perchè entra dentro a quartieri dove non mancano attività ed eventi culturali oltre che bellissime aeree verdi: Vulkan, Nydalen, Grünerløkka , Vaterland. Una tappa imperdibile è il Vigeland Park, per stupirsi ogni volta della creatività dell’artista, e la Opera House, il teatro nazionale che sembra un iceberg sul fiordo, un’ opera perfettamente inserita nel suo contesto e incredibilmente vissuta da turisti e cittadini ( si cammina sopra il tetto ). Se hai tempo, prenditi mezza giornata per il Museo delle Navi Vichinghe – riapre nel 2027 con il nuovo allestimento e ne sentiremo parlare a lungo.

Quanto fermarcisi? Due notti piene. Non di meno: Oslo è una città che si rivela lentamente e in un giorno solo rischi di liquidarla come “carina”, quando invece è molto di più.

Se Oslo ti incuriosisce come tappa di una rotta più ampia, tra Oslo, Bergen e Stavanger c’è un itinerario sui fiordi dei Vichinghi che secondo me è uno dei modi migliori per scoprire il sud della Norvegia.

Stavanger: la sorpresa che non ti aspetti dal sud

Stavanger me la sono trovata in mezzo a un itinerario e mi ha letteralmente spiazzata. Pensavo “ok, una notte e via”, invece merita veramente qualche giorno in più soprattutto se vi piace l’idea di stare in una città meno battuta turisticamente rispetto ad Oslo o Bergen.

È la città del petrolio norvegese — non scappare, ascoltami — e proprio per questo ha un Museo del Petrolio, un concentrato molto interessante di esperienze tra piattaforme petrolifere in miniatura, simulazioni di operazioni sottomarine e centri di controllo. Molto carine anche le attività ludiche dedicate ai bambini.

Poi c’è il Gamle Stavanger, il centro vecchio con 173 casette bianche di legno perfettamente conservate, dove cammini in silenzio perché ti sembra di disturbare, anche se si tratta di un’area residenziale abitata.

E poi, ovviamente, c’è lui: il Preikestolen. Il “Pulpito”, quella roccia che a 604 metri sopra il Lysefjord sembra una piattaforma di lancio per nuvole. L’escursione di circa 4 ore andata e ritorno, dislivello di circa 450 metri è fattibile, e quando arrivi in cima capisci perché li vale tutti. Immancabile per qualunque amante del trekking.

Per chi vuole infilare il Preikestolen in un viaggio di gruppo strutturato, il tour tra i fiordi norvegesi con Preikestolen, Oslo e Bergen è la formula che propongo più spesso: copre tutto il sud in modo intenso.

Bergen: la città che profuma di legno e pioggia

Bergen è la mia debolezza dichiarata. Lo dico subito, così sei avvisata.

È una città di casette in legno colorato – e non solo quelle di Bryggen, il quartiere anseatico patrimonio UNESCO che vedi su tutte le cartoline – incastrata tra sette colline e il fiordo. Piove spesso. I Bergensere te lo diranno con un certo orgoglio: “qui non si scappa dalla pioggia, ci si conviveì”. L’ombrello a Bergen non è un accessorio, è un’estensione del braccio. Anche se ve lo devo dire: io preferisco l’impermeabile, più pratico.

Cosa fare: il giro a piedi del Bryggen, per il quale consiglio di prendere una guida per farvi svelare tanti segreti del posto, entrando nei vicoli stretti tra le case di legno… alcune pendono, è normale!

Imperdibili anche la Fløibanen — la funicolare che ti porta sulla collina del Fløyen in sette minuti — e il mercato del pesce, che oggi è più turistico che autentico ma resta una tappa simpatica per assaggiare il salmone affumicato, le zuppe (di baccalà e di salmone per lo più) e qualunque altro pesce fresco tu abbia voglia di gustare.

La cosa che invece pochi fanno e che consiglio sempre: salire al Mount Ulriken in cabinovia. Da sopra la vista è bellissima, è possibile fare diversi percorsi a piedi (volendo anche scendere senza usare la cabinovia) o starsene tranquilllamente a guardare il panorama.

Bergen è anche la porta naturale per i fiordi: da qui partono molti dei miei itinerari, come il viaggio di gruppo in Norvegia con il Flåmsbana e Bergen in estate, che ne fa il punto di arrivo perfetto dopo aver attraversato la regione dei fiordi in treno e in battello.

Ålesund: l’art nouveau dove non te l’aspetti

Una città costiera con edifici a grappolo circondati da acque calme, fiordi e lontane montagne innevate, il tutto sotto la calda luce dorata del Nord di un cielo al tramonto.

A volte le città nascono da una sciagura. Ålesund è una di quelle.

Nel 1904 un incendio rase al suolo praticamente tutto il centro. La ricostruzione, finanziata anche dal Kaiser Guglielmo II (che era affezionato alla zona), avvenne in pieno stile Jugendstil — l’art nouveau tedesca. Risultato: una cittadina di pescatori norvegese che assomiglia a un quartiere di Vienna o di Praga, affacciata su un arcipelago di isole frastagliate. L’impatto si fa subito sentire e funziona benissimo!

La salita ai 421 gradini del Fjellstua è il rito di iniziazione: una mezz’ora di scalini e poi la vista sull’arcipelago delle Sunnmøre, con i monti che si tuffano nel mare e le isole sparse come pezzi di puzzle dimenticati. Da lì, se hai noleggiato un’auto, parte una delle strade panoramiche più belle del paese: la Trollstigen, la “scala dei troll”, undici tornanti vertiginosi che salgono su una parete di roccia.

Ålesund vale un paio di giorni, soprattutto se sei amante di architettura.

Le strade panoramiche intorno a Ålesund le racconto anche in dettaglio in una guida alle strade più belle della Norvegia on the road, che ti consiglio se stai pensando a un viaggio con auto a noleggio.

Per chi invece preferisce un itinerario organizzato che la includa, il viaggio Splendore dei Fiordi tra ghiacciai e villaggi anseatici tocca proprio quest’area, ed è perfetto per non perdersi le tappe meno scontate.

Trondheim: la città degli studenti e delle biciclette

Colorati edifici in legno costeggiano la riva di un fiume, riflettendosi nelle calme acque sottostanti. Immersa nella morbida luce del Nord, questa scena di città norvegesi presenta un ponte e alberi autunnali, evocando il fascino dei villaggi sui fiordi della Norvegia.

Trondheim è pittosto vivace: oltre ad essere stata per secoli la capitale religiosa della Norvegia, oggi è una città universitaria (la NTNU è una delle più grandi del paese) e ospita nel mese di agosto il Food Festival, per il suo cibo gourmet. Qui c’è la Nidaros Cathedral, l’unica cattedrale gotica della Scandinavia, costruita sulla tomba di Sant’Olav, con la facciata occidentale di statue di santi che ti osservano.

Le mie tappe preferite: i magazzini colorati sul fiume Nidelva (la versione “indietro nel tempo” del Bryggen di Bergen, meno turistica e più vissuta), il quartiere di Bakklandet con i caffè di legno dove fermarsi per un cinnamon roll grande quanto la mano, e un giro in bicicletta lungo il fiume. Trondheim è una città che si fa volentieri a piedi e in bici: ospita il primo impianto di risalita al mondo per biciclette per agevolare il raggiungimento delle colline.

Tappa perfetta a metà strada per chi sta salendo verso nord. Un paio di giorni permettono di visitarla con calma e di dedicare un pò di tempo anche al Munkholmen, l’isoletta nel fiordo che un tempo era monastero, poi prigione, poi fortezza, oggi semplicemente un posto bellissimo da raggiungere col battello da Ravnkloa e tornare al tramonto.

Per chi sta pensando a un itinerario che attraversi tutta la Norvegia, il viaggio “Norvegia Autentica” con i treni panoramici e l’Hurtigruten include questa tappa nel modo più suggestivo possibile: salendo dalla costa con la nave postale.

Tromsø: la capitale delle Aurore boreali

Una moderna chiesa bianca e triangolare risplende di notte in un ambiente innevato, con la luce del Nord e le montagne sullo sfondo e i riflessi sull'acqua dei vicini fiordi in primo piano.

A 350 chilometri sopra il Circolo Polare Artico, in mezzo a una baia incorniciata dalle montagne, c’è una città di 75.000 abitanti che vive di pesca, università e aurora boreale. La chiamano “la Parigi del Nord” per via dell’aria internazionale che si respira (e perché ai tempi delle prime spedizioni polari era considerata sofisticata rispetto alla wilderness circostante). Oggi è semplicemente la base più comoda per chi viene a cercare l’aurora in inverno o il sole di mezzanotte in estate.

In città, semplicemente attraversando il ponte, si trova la Cattedrale Artica, una struttura bianca a punta che sembra un origami di ghiaccio. Imperdibile la vista della città dall’alto con la funivia del Fjellheisen che in 4 minuti ti porta a 421 metri sopra il fiordo.

Il Polaria, è un museo divulgativo sui temi artici, dove vengono anche fatti spettacoli con le foche.

Ma la verità su Tromsø è che la città è il punto di partenza, per vedere e fare molto altro: le bellissime spiagge che la circondano, le crociere in barca dal porto della città, il safari aurora in inverno, le escursioni con i cani da slitta, l’avvistamento delle balene a Skjervøy tra novembre e gennaio. È qui che ho visto la mia prima vera aurora boreale, quella insomma che non compare solo sulla macchina fotografica, ma anche a occhio nudo.

Tromsø è la porta naturale verso le esperienze artiche più intense, ma è una tappa che non delude neanche in estate. Il viaggio tra Lapponia, Capo Nord e Lofoten è uno degli itinerari che parte proprio da qui — se hai sempre sognato il Grande Nord, è un buon punto di partenza per immaginarlo concretamente.

Una menzione a parte: Longyearbyen, oltre l’ottantesimo parallelo

Una fila di case colorate si erge su un paesaggio innevato con montagne e fiordi sullo sfondo, immerso nella morbida luce del Nord sotto un cielo azzurro e nuvoloso.

Longyearbyen non è una città. È un insediamento di circa 2.400 persone alle Svalbard, a 1.300 chilometri dal Polo Nord. Tecnicamente è l’insediamento permanente più a nord del mondo. Per legge, qui non si può nascere (non ci sono strutture sanitarie adeguate) e non si può morire (il permafrost non permette la decomposizione, quindi i defunti vengono trasferiti).

Le case sono colorate per essere visibili nel buio polare (mesi di buio totale, da novembre a febbraio). Devi sempre essere accompagnato fuori città perché è possibile incontrare gli orsi polari. Sull’unica strada principale vedi cartelli che ti avvertono “Attenzione orso polare” come da noi “Attenzione cervi”. Il sole di mezzanotte qui dura quattro mesi.

Longyearbyen non si “visita” come si visita Oslo. Si vive per qualche giorno, di solito come base per crociere artiche tra ghiacciai e fauna polare ed è anche il modo che personalmente consiglio per sperimentare questi posti e vivere appieno la natura selvaggia. Se questa idea ti chiama, dai uno sguardo a questo itinerario il viaggio alle Svalbard oltre l’ottantesimo parallelo , cioè il modo che propongo per scoprire questo arcipelago.

In sintesi: come metterle insieme

Se hai dieci giorni, quello che consiglio è Oslo–Bergen via fiordi, con eventualmente Stavanger in mezzo per aggiungere altra natura e vita cittadina. Se ne hai quindici, puoi salire fino a Trondheim via Alesund, godendoti anche anche l’Atlantic Road.

Per le Lofoten servono almeno cinque giorni dedicati (anche se io ne consiglio almeno sette), che diventano almeno 10 se volete aggiungere Tromso e Capo Nord.

Le Svalbard sono un viaggio a parte: ci si va per quelle, non si infilano in una rotta più ampia se non eventualmente per qualche giorno a Copenaghen.

Una cosa che dico sempre: la Norvegia premia chi ha tempo. Se devi farla in cinque o sei giorni, forse meglio scegliere una sola zona (i fiordi del sud, oppure le Lofoten) e farla bene. Correre tra una città e l’altra qui non ha senso: i trasferimenti sono lunghi, i panorami sono fatti per essere guardati, con la calma che meritano.

Se stai pensando alla Norvegia ma non sai bene da dove iniziare, fatti un caffè, scrivimi e raccontami che tipo di viaggio hai in testa.