E’ sempre così: quando qualcuno prenota un viaggio a nord fra dicembre e marzo, la prima domanda che mi fa non riguarda l’aurora. Riguarda il freddo. “A -20 come si sta?”, “Devo comprarmi una tuta da sci?”, “E il telefono regge?”.
Sono domande sacrosante, e la risposta cambia parecchio a seconda di dove vai. La Lapponia e la costa norvegese stanno sullo stesso pezzo di mappa, ma d’inverno sembrano due pianeti diversi. Qui ho messo in fila le sei domande che sento più spesso, con le risposte che darei a un’amica il giorno prima della partenza.
Lapponia, Norvegia, Islanda: tre freddi diversi
Partiamo dalla geografia, perché da lì dipende tutto il resto.
La Lapponia finlandese e svedese è entroterra. A gennaio, a Rovaniemi, la media gira intorno ai -12/-14 °C, le notti a -20 sono normali e più a nord si può scendere verso i -30. È però un freddo secco, spesso senza vento: pizzica il naso, ma se sei vestito bene lo sopporti meglio di quanto immagini.
La costa norvegese (Tromsø, le Lofoten, per Capo Nordi il discorso è un pò diverso….) è scaldata dalla corrente del Golfo. A Tromsø gennaio si sta intorno allo 0 oppure -3/-4 °C, alle Lofoten si resta vicini allo zero. Sembra una passeggiata, e invece qui il problema non è il gelo: è il vento che quando soffia fa percepire più freddo. Neve e pioggia sono la normalità in pieno inverno e col vento contro, non è mai simpatico.
L’Islanda d’inverno ha temperature simili, intorno allo zero a Reykjavík, ma un vento ancora più forte, che cambia completamente la percezione, nonostante le temperature non siano così basse, sembra di congelare!
Quindi a seconda di dove vai, preparati ad un freddo diverso e organizza la valigia di conseguenza.
Come ci si veste in Lapponia a -20 gradi?
Nessun capo, da solo, ti tiene caldo a -20: conta come li metti insieme. Il freddo vero entra da due parti: dal sudore che si raffredda addosso e dalle estremità.
Sul corpo, tre strati:
- Primo strato aderente, in lana merino o in tessuto tecnico termico. Mai cotone: assorbe il sudore, lo trattiene e dopo dieci minuti all’aperto ti ritrovi con la schiena umida a -20
- Strato intermedio che isola: un pile o un maglione di lana
- Strato esterno: un piumino lungo, che copra bene i fianchi, oppure la giacca da sci per chi ce l’ha, oppure la tuta termica quando è fornita (ne parlo più sotto)
Poi le estremità, la parte su cui tutti risparmiano e che poi si rimpiange per prima:
- Testa e collo: una cuffia che copra bene le orecchie e uno scaldacollo da tirare su fino al naso. Nelle giornate peggiori, un passamontagna
- Mani: sottoguanti sottili e sopra le muffole. Le muffole scaldano più dei guanti a dita (le dita si scaldano a vicenda), e i sottoguanti ti salvano quando devi toglierle per una foto. I più freddolosi usano anche gli scaldamani tascabili, che esistono sia usa e getta (mmmm….) sia riutilizzabili e anche ricaricabili
- Piedi: un paio di calze sottili e uno di lana sopra, dentro scarponi con la suola isolata, meglio se in gorotex o impermeabili. Attenzione però a non stringere: un piede compresso è un piede freddo, quindi meglio uno scarpone di mezza misura più grande
Cosa significa vestirsi “a cipolla” per il freddo artico?
Della cipolla ho già parlato per l’estate in Islanda e in Nord Europa, dove gli strati servono soprattutto contro pioggia e vento. D’inverno il principio è lo stesso, ma il nemico cambia: è il continuo dentro e fuori.
Fuori ci sono -20 gradi, nel pullman o al ristorante ce ne sono 25 (fa vermanete caldo). Se sei vestito con un unico capo pesantissimo, dentro sudi, e appena esci quel sudore ti gela addosso. Con gli strati, invece, entri e apri il piumino, togli lo scaldacollo e la cuffia, e quando esci richiudi tutto. Lo stesso vale durante le attività: con le ciaspole o sulla slitta trainata dagli husky ci si scalda in fretta, e conviene alleggerirsi prima di cominciare a sudare, non dopo.
Vestirsi a cipolla non significa mettersi addosso tutto l’armadio. Significa potersi spogliare.
Sulla costa norvegese e in Islanda aggiungo una regola: lo strato esterno deve essere impermeabile, esempio un guscio che protegge anche dal vento.
Le tute termiche e gli stivali da neve vengono forniti sul posto, o devo comprarli?
Dipende dal viaggio.
In molti viaggi in Lapponia l’abbigliamento termico viene consegnato all’arrivo e lo tieni per tutto il soggiorno. Per esempio, in Alla ricerca delle Aurore in Lapponia l’equipaggiamento termico è fornito in loco e a te resta da portare calzature calde e adeguate. In altri casi l’abbigliamento si noleggia a parte, ma considerate che durante le escursioni (husky, motoslitta, rompighiaccio) la tuta termica è sempre inclusa, ma solo per la durata dell’attività.
Anche quando la tuta c’è, sotto ci vai con i tuoi strati: intimo tecnico, pantaloni, pile e calze restano tuoi. E prima di comprare una tuta da sci apposta, chiedimi cosa è incluso. È scritto voce per voce nel programma, e magari ti risparmi un acquisto destinato a restare in cantina.
Sulla costa norvegese e in Islanda, di solito, non c’è un kit fornito per il viaggio: servono il tuo guscio impermeabile e o giaccavento e scarponi impermeabili con una buona suola. In Islanda, come in Norvegia del nord, poi, porta dei ramponcini da infilare sotto le scarpe. Occupano lo spazio di un paio di calzini, e li troverai molto comodi a volte anche per cammiare nei villaggi e in posti che normalmente richiederebbero spargimento di sale… ma che non sempre si trova.
Gli smartphone e le reflex si spengono con il freddo?
Sì, e succede di solito nel momento peggiore: il telefono segna il 40% e, mentre il cielo comincia a tingersi di verde, si spegne. Le batterie al litio col freddo perdono carica molto in fretta. Non si rompono: tornate al caldo si riprendono, ma intanto la foto è persa.
Come proteggerle:
- tieni il telefono in una tasca interna, vicino al corpo, e tiralo fuori solo per lo scatto
- anche il powerbank va tenuto al caldo, altrimenti si scarica prima lui del telefono
- per la reflex, porta almeno una batteria di ricambio e tienila nella tasca interna. Quando quella montata cede, le scambi, e intanto la prima si riscalda
- usa guanti compatibili con il touch screen, oppure i sottoguanti di cui parlavo prima
E poi c’è la condensa, che fa più danni del freddo. Quando rientri al caldo, la macchina fotografica gelata si appanna come un vetro in inverno, fuori ma anche dentro l’obiettivo. Il trucco è chiuderla in un sacchetto ermetico prima di entrare e lasciarla lì finché non torna a temperatura ambiente. Ci vuole un’oretta: meno romantico che riguardare subito le foto, ma decisamente più sicuro.
Se il tuo obiettivo è fotografare l’aurora, ricordati anche che le lunghe esposizioni consumano tantissima batteria. Su come e quando vederla ho scritto una guida a parte.
Conviene guidare in Lapponia d’inverno o è pericoloso per la neve e il ghiaccio?
Si può fare, a patto di sapere cosa ti aspetta.
Le strade principali vengono pulite con regolarità, e in Finlandia le gomme invernali sono obbligatorie da dicembre a febbraio: le auto a noleggio le hanno già montate. I rischi veri sono altri. Il ghiaccio che resta nascosto sotto un velo di neve fresca. Le poche ore di luce, per cui buona parte della guida si fa al buio. Le distanze lunghe, con decine di chilometri senza un distributore. E le renne, che sulla strada si fermano a guardarti (non c’è clacson che le convinca).
Il mio consiglio: se non hai mai guidato sulla neve, la Lapponia non è il posto per imparare. Meglio affidarsi ai trasferimenti e alle escursioni organizzate, e goderti il paesaggio dal finestrino. Se invece hai esperienza e ti muovi con prudenza (velocità bassa, distanza di sicurezza, sicurezza alla guida) l’auto ti regala una libertà bellissima.
Sulla costa norvegese il discorso è simile, con più ghiaccio che neve e tante curve e gallerie. Il ghiaccio può essere antipatico e valgono le stesse cose appena dette. Qui puoi trovare un esempio di viaggio on the road A caccia dell’aurora boreale alle isole Lofoten, con il noleggio già compreso.
Quante ore di luce ci sono in inverno durante la notte polare?
Chi sente “notte polare” immagina settimane di buio pesto. Non è così.
Si parla di notte polare quando il sole non supera l’orizzonte per tutto il giorno, e succede solo ben sopra il Circolo Polare Artico. A Tromsø, all’incirca dalla fine di novembre a metà gennaio. A Capo Nord dura qualche settimana in più. Eppure, intorno a mezzogiorno, il cielo si accende comunque per alcune ore di crepuscolo: una luce blu e rosata, morbida, che non somiglia a niente di quello che vedi a casa. Per me è una delle cose più belle dell’inverno artico, e quasi nessuno la mette in conto prima di partire.
Rovaniemi sta proprio sul Circolo Polare, quindi la vera notte polare non la vede: a dicembre il sole resta sopra l’orizzonte per un paio d’ore. A Reykjavík, nei giorni più corti, la luce dura circa quattro ore.
In pratica, le attività all’aperto si organizzano intorno alle ore centrali della giornata, e una lampada frontale in valigia torna utile più di quanto pensi. Il buio, poi, è un alleato: più è lunga la notte, più ore hai per l’aurora.
E se l’idea di tanto buio ti mette un po’ d’ansia, sappi che da febbraio la luce torna a crescere in fretta, giorno dopo giorno.
Il freddo fa parte del viaggio
Ogni volta che si parla di -20 gradi, qualcuno storce il naso. Poi però parte, si veste a strati, tiene il telefono nella tasca giusta e la sera si ritrova sotto un cielo verde che si muove, con le mani calde nelle muffole e nessuna voglia di rientrare.
Il freddo artico si prepara come tutto il resto del viaggio, e una volta preparato smette di fare paura. Al massimo diventa la scusa per una cioccolata calda al rientro.
Se ti è venuta voglia di metterti alla prova, le partenze in Lapponia, in Norvegia e in Islanda sono già in calendario. E se hai ancora un dubbio su quale viaggio scegliere, ne parliamo in una chiacchierata.
E’ ora di preparare il prossimo zaino di viaggio!