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Un mese in Giappone: il mio viaggio tra rotte classiche e gemme fuoritratta

Viaggiare per un mese intero in Giappone significa regalarsi il lusso più grande: il tempo. Da Tokyo ai templi sacri dello Shikoku, tra i fumi delle onsen a Beppu e il ramen mangiato sulle yatai di Fukuoka, vi racconto le tappe attraversate lungo il mio itinerario. Un viaggio tra luoghi iconici e angoli meno battuti, ma di certo non meno interessanti.

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Una persona con un berretto chiaro sorride vicino a una struttura in pietra in riva all’acqua, con un torii rosso che si erge nell’acqua e le montagne sullo sfondo sotto un cielo parzialmente nuvoloso: un’immagine che immortala una scena iconica lungo uno dei percorsi classici del Giappone, come quelli che si potrebbero tracciare sulla mappa di un viaggiatore.

Questa volta voglio prendermi un po’ di tempo per tracciare la mappa del mio scorso viaggio in Giappone. Anche se mi sembra d’essere partita ieri, a settembre sarà già passato un anno. Vorrei imprimere le tappe e le sensazioni nella memoria prima che i ricordi sbiadiscano, e condividere con voi questa avventura durata un mese intero.

Ogni mio viaggio parte sempre nello stesso modo: un dettaglio che desta la mia attenzione e inizia a insinuarsi nella mente. Da lì il passo successivo è approfondire con i libri (romanzi, biografie, autobiografie), film o serie tv. Quando sono completamente conquistata e ho segnato sulla mappa tutti i luoghi sognati tra le pagine, passo al mio fidato file Excel per la pianificazione.

È stato così anche per il Giappone. Ad attirare la mia attenzione è stato un approfondimento sul Cha no yu, la Cerimonia del Tè, e il saggio Il libro del tè di Okakura Kakuzō, che mi ha rapita raccontando i simbolismi profondi di questo rito.

Sono poi passata alla serie TV Midnight Diner, che, dietro la storia di ogni piatto tradizionale giapponese, racconta la vita di qualche personaggio curioso e spesso divertente. Di solito, davanti a un piatto preparato nella piccola taverna di una Shinjuku che non dorme mai, questi protagonisti finiscono per condividere la propria storia, le proprie fragilità e i propri ricordi. Adoro!

Da lì ho continuato ad approfondire con letture e film, poi è nata una pianificazione che è cambiata almeno quattro volte prima di diventare definitiva. Inizialmente io e il mio compagno avevamo persino previsto di scalare il Monte Fuji proprio nel suo ultimo giorno di apertura estiva, attorno al 10 settembre (sì, l’ascesa va prenotata per tempo, soprattutto se si vuole dormire nei rifugi!). Poi abbiamo scelto di prendere le cose con più calma. Fare l’ascesa due giorni dopo un volo intercontinentale sarebbe stato troppo: bellissimi i trekking, ma solo se ne devo uscire viva!

Ritmi lenti e deviazioni meno battute: usiamolo questo mese a disposizione!

Così abbiamo saltato i laghi alle pendici del Fuji e ci siamo concessi la vera libertà di un viaggio al nostro ritmo. Ci siamo immersi nell’energia di Tokyo per una settimana (divisa tra i primi tre giorni e gli ultimi cinque prima di ripartire), passando molto tempo a Taito, soprattuto nei quartieri Ueno e Asakusa, per le loro atmosfere, giardini, mercati… Come dimenticare l’esperienza in locanda sotto la ferrovia del distretto Ameyoko e l’esperienza della cerimonia del the ad Asakusa?

Abbiamo adorato la raffinatezza di Kanazawa con il fascino delle case degli antichi samurai e delle geishe, la magia delle case dal tetto in paglia di Shirakawa-go, letteralmente immerse in coltivazion di riso e l’atmosfera fuori dal tempo di Takayama. Siamo poi scesi a Kyoto per quattro giorni, visitando i luoghi iconici come il Fushimi Inari Taisha, il Padiglione d’Oro e Nara (dove ci si deve aspettare tante tante persone), ma anche cercando templi meno battuti a più di un’ora di treno dalla città, come il complesso Daigo-ji con il tempietto Bentendo, dove eravamo praticamente un pugno di visitatori. La tappa al castello di Himeji è imperdibile e la consiglio assolutamente a tutti quelli che vanno oltre il classico itinerario Tokyo – Kyoto – Osaka, anche perchè resta una tappa di passaggio abbastanza semplice da inserire per chi ad esempio, va anche verso Hiroshima per rendere omaggio alla sua memoria.

Una tappa che porto nel cuore è l’isola di Miyajima. Il celebre studioso confuciano Hayashi Gahō la catalogò come una delle tre vedute più belle del Giappone (insieme ad Amanohashidate e Matsushima), e – per quello che ho visto – non si sbagliava. Ammirare il torii del santuario Itsukushima Shrine che impera sul mare e cambia volto a seconda delle marea è uno spettacolo che incanta.

Dal Monte Misen, raggiungibile in funivia, si domina tutto l’arcipelago. Con una camminata di trenta minuti dalla stazione d’arrivo si raggiunge il Reikadō (Hall of the Spiritual Flame), dove arde la fiamma accesa oltre 1.200 anni fa dal monaco Kūkai (Kōbō Daishi), luogo molto affascinante, colpito da un recente incendio. La leggenda narra che bere l’acqua del calderone posto sopra la fiamma, guarisca ogni male.

Da lì abbiamo deviato verso l’isola di Kyushu, la terza più grande del paese. Avevamo voglia di uscire dalle rotte del turismo di massa e vedere luoghi fuori dalla portata dei viaggi più brevi. A Fukuoka ci siamo regalati il piacere culinario più autentico nelle Yatai — le tradizionali bancarelle da pochi posti a sedere — dove abbiamo mangiato il tonkotsu ramen e gli yakitori più buoni della nostra vita.

Tra i fumi dell’inferno e i treni dei cartoni animati: dal Kyushu allo Shikoku

Ci siamo spinti fino al punto più a sud del Kyushu, attraversando le spettacolari Takachiho Gorge e arrivando a Kagoshima. Una città raggiungibile solo se vuoi veramente andarci, storicamente gemellata con Napoli (con grande gioia del mio compagno partenopeo!), dato che entrambe sono dominate da un vulcano attivo sul golfo: il Vesuvio da una parte, il Sakurajima dall’altra.

Il caldo tropicale ci ha convinti ad abbandonare ogni velleità di trekking, ma abbiamo esplorato in traghetto e bus l’isola del vulcano. O meglio, la penisola: dopo un’imponente eruzione nel 1914, la colata lavica l’ha letteralmente saldata alla terraferma e alla penisola di Osumi! E’ ancora uno dei vulcani più attivi del Giappone.

Il tempo sull’Isola di Sakurajima è dilatato: gli autobus sono ancora quelli degli anni 60, con pupazzi attaccati ovunque e con il vecchio contatore di monete in legno. Ci sono tanti rifugi costruiti per proteggersi dalla lava in caso di eruzione e che oggi sono sfruttati dai gatti dell’isola, più paffuti che mai perchè qui si prenodono tutti cura di loro.

Abbiamo poi raggiunto i “fumi dell’inferno” a Beppu, graziosa cittadina termale che pullula di fumi e vapori da svariati angoli della città. Ovunque ti giri, vedi colonne di vapore uscire dai tetti. Qui si possono visitare gli otto “inferni” — sorgenti geotermiche non balneabili, dai colori sgarcianti, la cui colorazione dipende proprio dalla composizione chimica delle acque termali. Abbiamo provato l’autentica esperienza delle onsen rigorosamente divise per sesso: completamente nudi ci si lava dalla testa ai piedi prima di immergersi nelle vasche calde a diverse temperature. Si possono fare anche bagni di sabbia e di fango caldi: per questi ultimi ho desistito, era troppo caldo. Mi sono però concessa una cena con cibo cotto direttamente dal vapore geotermico: a Beppu oltre ai ristoranti che sfruttano il calore del sottosuolo per cuocere, si trovano anche dei “pozzi di vapore” in cui puoi cuocere il tuo cibo e portarlo a casa! Una esperienza favolosa, complice una festa paesana in cui siamo capitati per caso e che ci ha fatto entrare nello spirito locale.

In traghetto siamo salpati da Beppu per la più piccola isola dello Shikoku per vedere a Matsuyama uno dei dodici castelli antichi del Giappone e le celebri Dogo Onsen. Tappa indimenticabile è stato il tempio Ishite, la 51ª tappa del cammino dei 88 templi dello Shikoku. Lì, mentre passavano quattro pellegrini con il tipico cappello di paglia conico, abbiamo esplorato il suo insolito tunnel-caverna con le rappresentazioni del percorso verso l’illuminazione. Qui una tenera vecchietta ci ha preparato dei paninetti al matcha, che ci sono piaciuti tanto.

Il viaggio è proseguito a bordo dei coloratissimi treni a tema Anpanman, la celebre serie di cartoni animati giapponese. Per chi non la conoscesse, Anpanman è un supereroe con la testa fatta di anpan, un tipico dolce giapponese composto da un panino dolce ripieno di anko, ovvero una pasta dolce di fagioli rossi azuki. Salire su quei vagoni decorati con i personaggi del cartone è stato come essere catapultata nei sogni delle elementari: il desiderio, forse mai confessato, di entrare davvero dentro un cartone animato e diventarne parte!

Kotohira ci ha accolti con una pioggerella sottile mentre visitavamo il Konpira Grand Theater, il più antico teatro Kabuki del paese. È un’istituzione talmente delicata che ospita un solo spettacolo all’anno a metà aprile per preservare la struttura, priva di aria condizionata o riscaldamento. Subito dopo ci siamo incamminati verso il tempio Kotohira-gū: 800 gradini per il primo santuario e altri 600 per raggiungere la vetta (Okusha), superando 500 metri di dislivello nel bosco tra lanterne e statue. Un luogo venerato dai marinai e dai viaggiatori per proteggere le rotte sul mare, di cui custodiremo un gran bel ricordo.

Viaggiare è l’arte dell’incontro

Abbiamo concluso l’itinerario con tre giornate a Osaka e una sosta ad Hakone, prima di rientrare a Tokyo. Col senno di poi, le uniche due tappe che alleggerirei sono proprio Osaka e Hakone. La prima è simpatica e vivace, ma può bastare una mezza giornata per visitarne i punti più interessanti; ad Hakone abbiamo apprezzato la valle vulcanica Ōwakudani e il giro in caicco sul lago Ashi, ma secondo me è una tappa che si apprezza meglio in pieno inverno per le onsen.

È stato un viaggio carico di emozioni e interazioni umane impreviste. Nonostante l’ostacolo linguistico,abbiamo incontrato persone che avevano una grande voglia di comunicare con noi usufruendo dei traduttori simultanei sullo smartphone. Mi hanno fatto anche sorridere tantissimo, specialmente per la loro fatica nell’opporre un “no” diretto… Vi racconterò presto qualche aneddoto divertente su questo!

Uscire dalle tratte più battute ha aggiunto quel pizzico di sorpresa in più. Oggi saprei esattamente come bilanciare questi ingredienti per proporre un viaggio autentico e magnetico, cosa che sono proprio in procinto di preparare per voi.

Se ti affascina l’idea di scoprire questo paese, dai un’occhiata alle nostre proposte per il Giappone o richiedi un tuo viaggio personalizzato.

Che ne dici di smettere di rimandare e di cominciare subito?