Ad ogni giornata in più del viaggio in Giappone, mi è sembrato sempre più evidente come ai giapponesi piacciano le comodità. Cercano di fare di tutto per rendere la vita più morbida e piacevole. Si parte dall’iper-organizzazione del governo nella gestione della vita pubblica, fino ai pupazzi che ti accolgono sopra ai bus, o guidandoti nella lettura dei regolamenti.
La gentilezza del “carino”: quando la routine si fa Kawaii
Credo che il primo modo con cui i giapponesi ammorbidiscono la routine quotidiana sia quello di renderla “carina”. La loro predisposizione per tutto ciò che è buffo, estetico e piacevole è un dato innegabile. La chiamano Kawaii (かわいい), cioè “adorabile”.
La gamma di ciò che rientra in questa parola è infinita: dai tombini stradali colorati con i monumenti iconici o gli elementi culturali, fino alle targhe delle automobili, spesso decorate con nuvolette o con le Yuru-chara, le mascotte ufficiali della prefettura del posto.
Sull’Isola dello Shikoku, ad esempio, nella prefettura che abbiamo visitato di Ehime, la mascotte arancione a forma di mandarino con le foglie al posto delle orecchie si chiama Mican (dal mandarino giapponese mikan appunto) ed è presente ovunque: sulle targhe delle auto, sui vagoni dei treni, nelle bottigliette dell’acqua e come gadget in ogni dove nei game center e negli UFO catcher. Quell’orsetto è stato così presente nel nostro viaggio che siamo tornati a casa portandocene uno con noi.
E cosa dire degli spartitraffico a tema cartone animato? Sì, avete sentito bene: gli spartitraffico di Fukuoka sono a tema Hello Kitty.
Attaccate alle borsette e agli zaini (anche degli uomini, sia chiaro) vedi intere collezioni di peluche. E non è raro trovarli persino agganciati ai corrimano degli autobus! In Giappone sono i fumetti a spiegarti le procedure formali: come stare seduti in autobus, a chi dare la precedenza o come spedire un pacco nei Konbini. Persino le avvertenze sui sistemi di allarme delle case sono scritte sotto il disegno di un simpatico coniglio sorridente.
Piccole comodità quotidiane: il sollievo di sentirsi coccolati
Un altro modo per rendere la quotidianità più morbida è quello di renderla più comoda.
Prendiamo gli hotel: trovi sempre lavatrice e asciugatrice a disposizione. All’inizio temevo sarebbe stato difficile azionarle, e invece le loro macchine sembrano persino più semplici delle nostre occidentali! Per non parlare della quantità impressionante di amenities gratuite messe a disposizione dei viaggiatori: il classico bagnoschiuma, i cotton fioc, dischetti di cotone, kit con ago e filo, cuffie per i capelli, assorbenti, spazzolini, filo interdentale… Fino alle pantofole da stanza e ciabatte da bagno (perché per i giapponesi essendo due ambienti distinti, servono due paia distinte) e al pigiama pulito ogni sera.
Nei ristoranti, la comodità che ho amato di più è il lavandino posto nella sala da pranzo, fuori dal bagno, per permettere a tutti di lavarsi le mani prima di sedersi senza dover fare la coda. Senza contare i tovagliolini sempre presenti, le salviette calde e umide (oshibori) per idratarsi prima e dopo il pasto, e l’acqua potabile gratuita sempre servita al tavolo.
Mettere a disposizione i generi di prima necessità come l’acqua, è essenziale in un paese dove il caldo in estate è soffocante. Durante le nostre prime due settimane di viaggio in settembre il caldo era davvero estremo. Credetemi: sapere di poter trovare un distributore di bevande fresche ovunque mi ha dato un sollievo immenso. Ma davvero ovunque, persino nel cuore della foresta o lungo i percorsi di trekking.
Un’altra comodità a cui è facile abituarsi è poi il wc.
Calda e pulita certezza di giorno, dotato anche di spruzzo per i momenti più caldi (e non solo), di notte si trasforma in un segnapassi illuminato… perfetto per non sbagliare la direzione verso cui fare centro. La tavoletta del wc calda è qualcosa che non pensavo mi sarebbe piaciuta, e invece… Ma soprattutto la ciambella del wc è sempre pulita, ovunque si vada, grazie anche alla possibilità di igienizzarla con appositi prodotti messi a disposizione. Sul rispetto dei bagni e di come ci si deve comportare dentro quei due metri quadri, molti di noi avrebbero tanto da imparare, ammettiamolo.
Nel bagno di un centro commerciale ho trovato persino un kit pulizia viso messo a disposizione e una piastra per capelli. Ma qui stiamo rasentando la fantascienza.
Quella dei lavamani e delle salviette umide è in realtà una consuetudine diffusa ovunque, sui treni, ai mercati, al supermercato… complice una vera e propria devozione per il pulito e l’incontaminato. Non è un caso che ci si tolga le scarpe per entrare non solo nelle case, ma anche in altre strutture pubbliche come i musei e le scuole, che non si possa mangiare camminando per non sporcare a terra o non ci si debba soffiare il naso in pubblico. Un modo pratico di rispettare i luoghi pubblici e vivere gli spazi in totale comfort.
Infiniti giri di parole per evitare il “No” diretto
Il modo più strano — ma affascinante — per ammorbidire le giornate, però, è il loro modo di evitare un “NO” diretto. Ci girano intorno, per addolcire la pillola. Alla fine ci devi arrivare da solo che è un no.
Ci sono due episodi che ricordo ancora con grande simpatia.
Il primo riguarda un simpatico signore alla reception di un vecchio hotel a Beppu. Non parlava una sola parola di inglese e stavamo comunicando con il traduttore dello smartphone. Alla mia richiesta di verificare se l’orario del traghetto della mattina dopo fosse corretto, si è alzato, ha preso il quotidiano del giorno e ha iniziato a sfogliare lentamente tutte le pagine, una per una — per dimostrarmi che stava davvero controllando per noi — prima di dirmi che “lì non c’era scritto”.
Era il suo modo per dirci che non sapeva usare internet e non poteva verificare online. Ma invece di liquidarci con un no, ci ha mostrato di aver lavorato per noi con tutto quello che aveva a disposizione.
Un’altra situazione che ci ha fatto rischiare di perdere un treno si è verificata a Kagoshima. Alla nostra richiesta di spedizione dei bagagli dall’hotel in cui eravamo a quello successivo (un servizio comodissimo e diffuso in moltissimi hotel e Konbini), alla reception la risposta del ragazzo è stata una serie di frasi ripetute per circa mezz’ora in cui ci diceva che potevano farlo, ma che non erano in grado di dirci il prezzo del servizio (e quindi, di fatto, di eseguirlo!). Non voleva dirci di no, e ci ha tenuto mezz’ora alla reception per tentare l’impresa senza poi effettuarla. Evidentemente in quell’hotel non spedivano molti bagagli e, dato che non erano in grado di calcolare con esattezza la cifra da farci pagare prima della spedizione (la quale sarebbe stata confermata solo dal corriere in fase di ritiro), non potevano compiere il servizio. Invece di dircelo chiaramente, l’addetto ci ha tenuti sospesi in un limbo di possibilità fino al momento in cui gli abbiamo chiesto: “Ma se andassimo in un Konbini e le spedissimo da lì?”
E finalmente, con un’aria visibilmente sollevata, il ragazzo ci ha risposto: “Sarebbe sicuramente la soluzione perfetta.”
E così è stato. Abbiamo quasi perso un treno, ma alla fine, con tutta quella educazione, è davvero impossibile arrabbiarsi.
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