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Atterrare su Marte: racconto di un viaggio sospeso nel tempo in Giordania

La Giordania è davvero un Paese sicuro in questo momento storico? In questo articolo vi racconto il mio recente viaggio come tour leader, sospeso tra le legittime ansie geopolitiche derivanti dalla saturazione informativa e la realtà sul campo. Tra una Petra meravigliosamente semideserta e i colori infuocati del Wadi Rum, scopriamo come l'informazione ufficiale e la fiducia possano vincere ogni paura.

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Un gruppo di persone posa con le braccia alzate su uno sperone roccioso in un paesaggio desertico, circondato da montagne sotto un cielo azzurro e limpido, catturando lo spirito di un viaggio in Giordania. Sullo sfondo si intravedono tende o piccole strutture.

Progettare una partenza oggi significa quasi sempre fare i conti con una mappa geografica, ma anche , con la mappa geopolitica e quella sicuramente più ingombrante delle nostre paure, alimentate in modo più o meno incalzante, dai mass media.

Qualche mese fa ho proposto un tour di gruppo accompagnato da me in Giordania, una terra che amo nel profondo e che ritengo uno dei luoghi più straordinari e ricchi da visitare. Il gruppo si è formato in un attimo, la voglia di partire era alle stelle e stavamo già ripassando a memoria le battute di Indiana Jones, quando la cronaca internazionale ha deciso di mettersi di traverso. I fatti del 28 febbraio li conosciamo tutti. All’improvviso, quella che doveva essere una partenza liscia e senza pensieri si è trasformata in un grande punto di domanda, amplificato da un’eco mediatica che spesso tende a dipingere interi continenti con un unico, indistinto pennello nero.

In quei giorni concitati ci siamo fermati a respirare. Viaggiare, per come intendo io questo mestiere e questa passione, non è mai un atto di incoscienza o una sfida a testa bassa contro gli eventi, ma un allenamento costante che richiede lucidità e piedi ben piantati per terra. La paura è un sentimento legittimo, va accolta, ma per essere superata ha bisogno di fatti concreti, non di notizie vomitate all’impazzata che cercano solo di catturare la nostra attenzione con titoli allarmistici (perchè ormai per attirare la nostra attenzione, ci devono spaventare, oppure sorprendere). Invece di cancellare tutto sull’onda dell’emotività del momento, la maggior parte del gruppo ha scelto la strada più faticosa e razionale: quella dell’ascolto, dell’informazione documentata e del confronto diretto con chi quelle strade le calpesta ogni santo giorno.

Il peso della geografia e la verità oltre l’inquinamento informativo

La Giordania sconta da sempre un’ enorme sfortuna posizionale. Rappresenta una terra di relativa stabilità politica ed equilibrio sociale all’interno di una regione storicamente turbolenta, stretta tra vicini decisamente scomodi e appesantita da pressioni economiche interne non indifferenti. Eppure, faticosamente e con una dignità immensa, mantiene intatta la sua pace interna e la sua vocazione all’accoglienza. Quando i cieli del Medio Oriente sono diventati lo scenario di lanci di droni e missili diretti altrove, questo Paese si è trovato fisicamente nel mezzo di decisioni altrui. Non ha attaccato nessuno e non era l’obiettivo di nessuno; si è semplicemente trovata a dover difendere la propria sovranità nazionale intercettando ordigni che ne violavano lo spazio aereo. Ma provate a spiegare questa sottile, eppure fondamentale, differenza a chi guarda un telegiornale di fretta la sera mentre prepara la cena. Il risultato è immediato e doloroso: un intero Paese viene penalizzato dal punto di vista turistico, identificato ingiustamente come una zona di guerra o un territorio ad alto rischio. Approfondire richiede tempo ed energia e so perfettamente che non tutti ne hanno da dedicare.

Ciascuno di noi ha avuto dubbi e chi mi conosce sa perfettamente che la sicurezza dei miei viaggiatori e la mia (dato che avrei accompagnato personalmente il gruppo) viene prima di tutto. Certo che li abbiamo avuti. Ma la soluzione di fronte all’incertezza non è mai chiudersi in casa, bensì studiare, leggere, approfondire. Abbiamo monitorato costantemente i canali ufficiali, letto i bollettini della Farnesina aggiornati in tempo reale, raccolto le informazioni di altri viaggiatori di ritorno sempre tutelati dalla solida esperienza decennale del Tour Operator e, soprattutto, ho potuto attivare la mia rete di contatti personali sul campo. Ho la fortuna di conoscere una persona cara che vive e lavora stabilmente in Giordania, la quale mi ha fornito un quadro quotidiano, onesto e privo di filtri della situazione in loco. Mentre in Italia si parlava di frontiere calde, lei mi mandava i video di Petra senza persone, mentre la vita dei locals si svolgeva nella normale e pacifica routine di sempre. Di fronte a queste prove tangibili, la nebbia del timore si è diradata e la quasi totalità del gruppo ha deciso di confermare la partenza, stringendo i lacci delle scarpe con un pizzico di coraggio e tantissima curiosità.

E siamo partiti.

Poi certo ci sarà sempre qualcuno che potrà dire: “Però sarebbe potuto succedere qualcosa”.

Certo che sì. Ma se si ragiona solo per paure di quello che può succedere, credetemi, nessun posto è sicuro, neanche la propria casa.

Trenta persone a Petra e la magia di un deserto solo per noi

Cosa succede quando decidi di andare oltre il muro del pregiudizio mediatico? Succede che la Giordania ti accoglie con un regalo talmente immenso da lasciare senza fiato. Ci ero già stata nel 2017 e conservavo il ricordo di una Petra straordinaria ma affollatissima, un fiume umano incessante che si snodava lungo il Siq tra flash, richiami dei venditori e sciami di turisti provenienti da ogni angolo del mondo. Questa volta, superato l’ingresso del sito archeologico, abbiamo avuto la netta percezione di essere scivolati dentro una dimensione parallela, quasi fossimo i custodi segreti di un tesoro dimenticato. Davanti alla maestosità del Tesoro, in quel preciso istante, c’eravamo noi e forse altre trenta persone in tutto il sito. Un pugno viaggiatori sperduti nell’immensità di una delle meraviglie del mondo moderno. Un privilegio storico e umano che non avrei mai creduto possibile e che ci ha permesso di vivere i luoghi con una solitudine sacra, quasi mistica e un’emozione indescrivibile che a ripensarci mi emoziono.

È stato un viaggio interamente scandito dal silenzio e da una bellezza pura, che di tanto in tanto si alternava alle nostre risate, ai nostri discorsi, ai nostri “Wow!”. Abbiamo camminato per ore avendo tutto il tempo di assorbire l’energia del sito di Petra, senza l’ansia di dover sgomitare per guadagnare un centimetro di visuale per scattare una fotografia. Certo, dal punto di vista economico per le guide locali e per i commercianti questa carenza di visitatori rappresenta una ferita profonda (e la gratitudine immensa con cui ci accoglievano a ogni sosta ce lo ricordava continuamente), ma per noi si è trasformata in una magia irripetibile. Persino i cammelli accovacciati di fronte al Tesoro sembravano sospesi nel tempo, come se fossero per sbaglio finiti in mezzo a una natura millenaria, del tutto immobili a godersi una quiete a cui non erano abituati.

Il territorio giordano possiede questa incredibile capacità di farti spalancare gli occhi a ogni curva: la sabbia del deserto del Wadi Rum cambia d’abito a seconda dell’orario, virando da un giallo pallido e accecante a mezzogiorno fino a un arancio bruciato e caldissimo quando il sole inizia a nascondersi dietro i profili delle montagne di roccia. Camminare in quel silenzio, sapendo che quelle stesse dune hanno ospitato i set cinematografici di colossal fantascientifici, ti fa sentire davvero un astronauta atterrato su un pianeta felice (il riferimento a The Martian è puramente casuale) . Il Wadi Rum mi ha rapita, coi suoi colori marziani, so che i più nerd tra voi ci hanno rivisto il Pianeta desertico di Pasaana di The Rise of Skywalker, o il Pianeta Jedha di Rogue One.

Io ho chiuso gli occhi e per un attimo ho rivisto le scene del film Dune (sì, ovviamente ho un debole per Chalamet).

Ma la realtà è meglio di quella cinematografica, come sempre.

Un mosaico di civiltà e il valore prezioso della fiducia

Sarebbe però riduttivo pensare alla Giordania solo come a un magnifico deserto di sabbia rossa o a una facciata scavata nella roccia arenaria. Questo Paese è in realtà un mosaico storico e culturale incredibilmente riuscito, un luogo raro in cui civiltà profondamente diverse tra loro hanno lasciato tracce indelebili e visibili, senza mai essere state del tutto assorbite o cancellate da quelle successive. Nello spazio di pochi giorni ti ritrovi a camminare tra le ingegnose costruzioni dei Nabatei, a perderti lungo i colonnati perfettamente preservati di Jerash, giustamente definita la Pompei d’Oriente, fingendosi antichi attori nell’anfiteatro romano, per poi ammirare preziosi mosaici bizantini e antiche testimonianze cristiane a Madaba e sul Monte Nebo, fino a sfiorare le pietre grezze dei castelli edificati dai crociati europei o a respirare la spiritualità dei grandi luoghi della tradizione islamica. È una stratificazione che mette i brividi per la sua ricchezza e che oggi viene custodita da una popolazione che ha fatto dell’ospitalità spontanea la propria bandiera quotidiana, capace di farti sentire protetto e coccolato davanti ad un the alla menta, mentre i tuoi piedi implorano di fermarti e riposare dopo ore e ore di visite.

Questo viaggio, forse più di altri, mi ha confermato una grande verità che cerco di trasmettere ogni giorno con il mio lavoro: delegare l’organizzazione non è un atto di pigrizia, ma un modo per sentirsi sicuri, seguiti totalmente da chi ha fatto dell’organizzazione dei viaggi il proprio lavoro quotidiano. E’ un atto di fiducia che crea una relazione vera tra le persone: tra me e voi, tra voi viaggiatori e tra voi e le persone dei Paesi visitati. Per questo voglio dire un grazie immenso, dal profondo del cuore, al meraviglioso gruppo di viaggiatori che ha scelto di seguirmi in questa avventura. Grazie per non aver permesso alla paura generica di spegnere la vostra curiosità, grazie per aver analizzato i fatti insieme a me e per aver riempito queste giornate di bellezza , di risate contagiose, simpatia e scambi emotivi che sono assolutamente certa non dimenticheremo mai. La Giordania merita di riappropriarsi al più presto della sua naturale e straordinaria capacità di accogliere viaggiatori da tutto il mondo, perché è una destinazione MAGNIFICA , capace di sorprendere ad ogni tappa.

Se anche tu senti che è arrivato il momento di fare quel viaggio che desideri da tempo e viverlo con i tuoi occhi, magari partendo proprio alla scoperta di questo magico angolo di Medio Oriente, scrivimi e cercherò per te il viaggio giusto, di gruppo o individuale. Io sono qui, pronta ad ascoltare i tuoi desideri.